Il miglior indicatore del mondo per prevedere il mercato azionario

by Akos Financial Markets

Baron de Rothschild

“Compra quando c’è sangue per le strade, anche se il sangue è il tuo”

Baron de Rothschild (Circa 1880)

 

Il sacro graal degli invesitmenti? Un indicatore in grado di prevedere gli andamenti futuri delle borse.

Esiste ed è affidabile? Si, ed ha una correlazione statistica impressionante con il mercato azionario (circa 0.89). Per i meno avvezzi alla statistica, il massimo della correlazione tra due serie di numeri è 1 il minimo è -1. 0.89 indica due linee che si muovono praticamente insieme ed è un valore altissimo. Ma prima di parlare di questo magico indicatore e del segnale che sta dando in questo momento analizziamo anche altri tipi di segnale (da non confondersi con il rumore: +signal / -noise).

Nove anni, sette mesi, quattro settimane e due giorni sono passati dall’inizio del mercato rialzista negli Stati Uniti. In Europa e nei Mercati Emergenti la situazione è ben diversa ma con la performance dell’indice S&P 500 pari a 313% si teme una fine dell’era rialzista negli Stati Uniti e un riallineamento dei listini azionari americani con il resto del mondo. Nel corso del mese di ottobre abbiamo assistito a correzioni di mercato consistenti, intorno al 10%, tuttavia nonostante l’impatto emotivo di vedere il portafoglio in azioni perdere il 10% del proprio ammontare non bisogna dimenticare che il valore medio delle correzioni annuali è proprio dell’ 11.5%.

Si veda il grafico qui sotto che riporta la perdita massima fatta segnare ogni anno dall’indice Dow Jones Industrial.

down jones industrial avarage

Fin qui quindi tutto nella media dunque ma il ciclo attuale sia economico che finanziario rialzista invecchia ogni giorno di più e con esso aumentano le probabilità dell’avvicinarsi di una fase recessiva e di una “crisi” dei mercati americani, crisi che in Europa e negli Emergenti è già iniziata quest’anno. Le fasi correttive però sono molto brusche e veloci, molto più che al rialzo i mercati al ribasso perdono terreno velocemente. L’ultima crisi finanziaria è durata 1 anno e quattro mesi e ha visto un deprezzamento dell’indice S&P500 del 50.9%! Questi sono i momenti in cui farsi trovare preparati e pronti ad investire, quando i prezzi sono depressi e il morale è basso, o nelle parole del Barone quando c’è sangue nelle strade. La prossima crisi potrebbe arrivare l’anno prossimo o fra tre anni, è impossibile prevederlo, ma sicuramente siamo verso la fase finale di uno dei cicli rialzisti più lunghi della storia. Per provare a capire a che punto siamo però proviamo ad affidarci ai dati e all’indicatore del titolo, raffrontandoli anche in una prospettiva storica soprattutto con le ultime due crisi quella del 2000 e quella del 2007.

1 – Il differenziale dei tassi tra obbligazioni rischiose (high yield) e prive di rischio.

Quando questo indicatore è ai minimi solitamente si è nella parte finale del ciclo ossia in una fase di estremo ottimismo e “rilassatezza” creditizia, gli investitori chiedono poco differenziale per investire in obbligazioni rischiose rispetto alle più sicure emissioni governative e sono pronti ad assumersi molti rischi. Le aree in grigio segnalano una recessione economica.

 

spread

2 – Inclinazione della curva dei tassi di interesse governativi ossia differenziale tra la il tasso a 2 anni e il tasso a 10 anni.

Quando l’economia è forte il tasso sulle obbligazioni governative a lunga scadenza (BTP, Bund o Treasury a 10 anni) è più alto di quelle a breve scadenza, quando il mercato “sconta” un deterioramento della situazione economica, un rallentamento della crescita e un potenziale aumento dell’inflazione i tassi a breve si alzano a scapito di quelli a lungo e la curva dei tassi tende a invertirsi. Un inversione della curva dei tassi spesso precede le recessioni e le fasi ribassiste.

 

3 – Livello di attività delle operazioni nel mercato finanziario, fusioni e acquisizioni.

Quando c’è ottimismo e ci si avvicina al picco di mercato il livello di attività sale in maniera consistente sulla scia dell’umore positivo che accompagna il settore finanziario, un segnale da intrepretare in logica contraria

(si veda la nostra ultima newsletter su Howard Marks)

E veniamo ora al principe degli indicatori, quello che ha correttamente anticipato tutte le fasi rialziste e ribassiste degli ultimi cento anni negli Stati Uniti:

4 – Il livello medio di allocazione al mercato azionario dei risparmiatori.

Anche in questo caso prevale la logica contraria ossia quando c’è molto ottimismo e i risparmiatori sono molto orientati all’investimento azionario si è solitamente alla fine del ciclo finanziario, raffrontando infatti la linea rossa (con scala a sinistra) con quella blu (con scala a destra), che rappresenta i successivi rendimenti annuali per l’indice azionario, si vede che tanto maggiore è la percentuale di azionario nei portafogli tanto minore è il rendimento dell’azionario nei dieci anni successivi. La linea blu si ferma prima perché manca ancora la serie storica completa ma è interessante osservare ciò che abbiamo anticipato più volte: quando vi è ottimismo dilagante è bene essere cauti quando l’ottimismo passa ad un estremo pessimismo è bene essere aggressivi. Si noti quanto velocemente la linea rossa scende nelle fasi di mercato ribassista in particolare quanto bassa fosse nel marzo del 2009, all’inizio di uno dei mercati rialzisti più importanti della storia (+313% la performance dell’indice S&P 500 da marzo 2009 ad oggi).

 

La serie storica di cui sopra si ferma al 2015 ma a che punto è oggi l’indicatore citato ossia l’investimento medio in azionario dei risparmiatori? 61% il secondo livello più alto della storia dopo quello di inizio anni 2000. La storia non si ripete ma spesso fa rima.

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