Le nove regole del benessere finanziario (e il gioco del calcio)

by Akos Financial Markets

“Gli investimenti sono l’unico business in cui quando ci sono i saldi la gente corre fuori dal negozio”

Mark Yusko

Abbiamo parlato spesso di quanto sia importante la gestione dell’emotività nel mondo degli investimenti. Abbiamo detto di come le moderne teorie economiche siano sempre più spesso influenzate dalla finanza comportamentale. Il nostro cervello non ci è di grande aiuto nell’effettuare scelte di investimento intelligenti, per una serie di motivazioni evolutive e sociali. Potremmo forse dire che il nostro cervello è il peggior consigliere possibile quando si parla di mercati finanziari. Siamo geneticamente programmati da millenni di lotta alla sopravvivenza ad agire (!) al sopraggiungere del pericolo. Un rumore improvviso ancora oggi ci fa balzare dalla sedia, alzare l’adrenalina e aumentare il battito cardiaco. Quando vediamo il mercato scendere e il nostro patrimonio deteriorarsi istintivamente sentiamo l’istinto di dover reagire. Fare qualcosa. Vendere.
Il momento più importante in cui poter parlare con il proprio consulente finanziario è proprio quando si sente l’impulso di agire, di cambiare le cose. Per questo si ritiene a ragione che la consulenza finanziaria non potrà mai venir completamente sostituita dalle macchine, dai computer, dall’intelligenza artificiale. Si tratta di scelte profondamente emotive e ci vuole un essere dotato di cognizione emotiva per capirle fino in fondo.
Quali sono le leggi che governano una gestione ottimale della ricchezza e del patrimonio? Ci sono regole universali di comportamento alle quali fare appello? Proviamo a rispondere con una lista di quello che emerge dai recenti studi che combinano neuro-scienze, psicologia, finanza ed economia:

1 – Riprendere il controllo. Molte persone hanno paura di investire a causa della volatilità e dell’incertezza legate ai mercati. Non siamo preparati ai movimenti estremi. Ma nel complesso di informazioni che riceviamo e della complessità dei movimenti del mercato azionario siamo noi ad avere il controllo di ciò che conta. Non conta quello che dicono Salvini o Trump, non conta quello che scrivono i media. Conta quello che facciamo con le informazioni in nostro possesso. Ma potremmo aver bisogno di un aiuto, un buon pilota è sempre accompagnato da un buon navigatore

2 – Non possiamo farcela da soli. Così come ci si affida ad un dietologo o ad un personal trainer per la propria salute così abbiamo bisogno di un personal advisor che ci accompagni nelle scelte fondamentali relative alla gestione del patrimonio. Una guida indipendente che conosca a fondo la nostra situazione finanziaria e familiare. Abbiamo bisogno di consulenza proprio nel momento in cui la vogliamo meno, quando le cose sembrano volgere al peggio e vorremmo solo imboccare la prima via d’uscita. È in questi momenti che la consulenza fa ancor più la differenza. E se qualcuno ancora è convinto che queste figure indipendenti possano essere i dipendenti di banca il cui obiettivo è vendere…

3 – Il rischio non è una linea ondulata. Le nozioni accademiche classiche vogliono rappresentarci il rischio con l’andamento ondulatorio di un’azione o di un portafoglio, ma non è così. Il vero rischio è non avere una linea da monitorare, mancare completamente tutte le opportunità e restare paralizzati nella scelta. A causa dell’aumento del costo generale della vita questo ci dà la garanzia dell’erosione del patrimonio e quindi di rendimenti negativi. Restare paralizzati nella scelta significa avere la certezza di avere un grafico che punta verso il basso. Ecco perché le nostre paure sono il primo nemico del nostro successo finanziario.

4 – Dobbiamo cominciare oggi e ricominciare domani. Prima iniziamo ad investire, prima iniziamo ad acquisire familiarità con le tematiche del mondo finanziario e più tempo abbiamo per capitalizzare in modo adeguato il nostro patrimonio.

5 – I problemi rappresentano delle opportunità. Quando le cose sembrano volgere al peggio, ad esempio a livello macroeconomico, si iniziano a gettare le basi della prossima opportunità, per il mercato finanziario. La crisi del 2008 ha portato al ciclo ribassista di tassi che ha dato energia e spinta al mercato rialzista degli ultimi 10 anni. Ci sono molte varianti di questo concetto, la migliore l’abbiamo già utilizzata in un titolo: compra azioni quando c’è sangue per le strade (Baron de Rotschild). Ognuno di noi pensa di aver imparato le lezioni derivanti dalle crisi del 2000 e del 2008 ma c’è un problema: molti di quelli che sono passati dalla crisi del 2000 non hanno saputo approfittare del 2008 e questo include anche i gestori professionisti, perché? Recenti studi rivelano che perdiamo il 13% della nostra intelligenza (indice QI) in situazioni di forte stress emotivo. Noi che scriviamo non ci sentiamo esenti da questo problema per questo siamo ferventi sostenitori di regole meccaniche, automatiche e quantitative di ribilanciamento del portafoglio.

6 – Abbandonare l’esigenza di fare sempre qualcosa ad ogni costo. Per illustrare bene questo concetto può essere utile ricorrere ad un paragone sportivo ed in particolare calcistico. Molte ricerche si sono sviluppate attorno al ruolo e al comportamento ottimale del portiere. Durante un calcio di rigore il portiere di solito si lancia verso sinistra o verso destra, lo fa il 94% delle volte. Tuttavia i calci da rigore si dividono equamente dal punto di vista statistico: 1/3 va a sinistra, 1/3 a destra, 1/3 al centro. Lo studio continua dimostrando che quando il portiere resta fermo al centro ha più possibilità di parare il tiro perché oltre a catturare un terzo dei tiri al centro riesce anche a parare quelli calciati male o quelli a sinistra o a destra ma spostati verso il centro. Il portiere dunque dovrebbe star fermo. Ma i portieri durante le finali delle partite importanti guardate da milioni di persone, con le urla dei tifosi a bordo campo riescono a stare fermi in porta? Assolutamente no, perché l’essere umano ha un incentivo all’azione (bias) specialmente in situazioni di forte stress. Allo stesso modo durante periodi molto turbolenti sui mercati statisticamente parlando la decisione migliore è quella di non fare niente se l’allocazione iniziale è quella giusta, ma è anche la più difficile da attuare.

7 – Smettere di fare previsioni. Più famoso è l’esperto peggiori sono le previsioni, più drammatiche le previsioni più alta è la probabilità di non azzeccarci. Un buon piano finanziario non ha e non deve aver bisogno di previsioni sul mercato. Spesso il mercato si comporta in maniera contro intuitiva, lo scenario più probabile molto spesso non si avvera; è una delle prime cose che imparano a proprie spese investitori e trader professionisti, ma perché? Perché le aspettative sono già incorporate nei prezzi quindi lo scenario più probabile è anche quello che automaticamente è già incorporato nei prezzi. Questi ultimi vengono quindi movimentati solo dal fattore sorpresa, ossia da una variazione dello scenario base. Ha molto più senso osservare i prezzi e lasciarsi guidare dal percorso con minor resistenza (path of least resistance). Essere un buon investitore vuol dire essere un investitore che si basa sul calcolo delle probabilità non sulle previsioni.

8 – Tutto ciò che è troppo eccitante va evitato. L’eccitazione è sinonimo di cattive performance quando si tratta di investimenti. Tutto ciò che assomiglia ad un casinò, quindi un’attività ad altissimo rendimento ma a scarsa probabilità di successo, ha poco a che fare con gli investimenti. Gli investimenti devo essere noiosi e monotoni, specialmente per chi non lo fa di mestiere. Ciò che cattura l’attenzione di un risparmiatore è quasi sempre uno specchio per allodole, una promessa di ricchezze facili. Le neuroscienze ci dicono che non bisogna mai prendere decisioni importanti (non solo riguardanti gli investimenti) in uno dei seguenti stati emotivi: paura, avidità ed eccitazione.

9 – Non siamo speciali. Per applicare veramente e fino in fondo la finanza comportamentale il passo più difficile da fare è riconoscere che noi non siamo diversi dagli altri esseri umani, che siamo soggetti alle stesse leggi per quanto ci piaccia pensare diversamente. Questo è doppiamente vero per i professionisti del settore: troppo spesso pensiamo di avere la conoscenza necessaria a bypassare la componente emotiva. Daniel Kahneman, il famoso economista e psicologo autore di “pensieri lenti e veloci” scrive di come lui stesso, fondatore della finanza comportamentale e pioniere nello studio della psicologia della presa di decisioni, non riesca ad avere il giusto distacco quando si tratta della gestione del proprio patrimonio. Perciò nonostante la sua incredibile preparazione tecnica ha demandato l’attività ad un consulente esterno, fornito della necessaria obiettività emotiva.

Condividi su: