Winston Churchill

Le otto regole d’oro dell’investimento

by Akos Financial Markets

“È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora.”

Winston Churchill (1947)

È possibile dire lo stesso del sistema capitalistico? Probabilmente sì. Gli eventi degli ultimi mesi si stanno rivelando ad alta incertezza per quel che riguarda sia la componente politica che quella economica. Una delle principali caratteristiche del sistema capitalistico di mercato deriva dalla razionalità (o mancanza della stessa) degli operatori economici, gli investitori appunto.

Siano essi grandi o piccoli, singoli risparmiatori o istituzioni, guidati dall’istinto o da un algoritmo sempre di persone si tratta. La componente psicologica rimane un fattore chiave e negli ultimi due mesi abbiamo assistito ad un completo cambiamento di morale. In momenti come questo è fondamentale tener presente la strategia di fondo e guardare ai dati reali tralasciando il rumore di fondo causato dai media e dai “venditori” di prodotti finanziari, ognuno con una propria agenda. È il momento migliore per capire se il sistema che si utilizza per operare è davvero solido, è la famosa prova del nove.

Una correzione del 20% dal punto di vista storico rappresenta l’inizio di una fase di mercato discendente (bear market) ma dall’inizio alla fine della correzione si possono vedere risultati ben peggiori, per l’S&P500:

-83.4% (1932)
-42.6% (1974)
-44.7% (2002)
-50.9% (2009)

Attualmente i mercati emergenti e molti di quelli sviluppati, compresa l’Italia, sono in in una fase di bear market (ossia con perdite superiori al 20%). Negli Stati Uniti recentemente è stata la volta delle small cap, le aziende a bassa capitalizzazione, e anche del settore tecnologico. Da inizio anno i rendimenti dei principali asset finanziari investibili sono negativi e l’investimento migliore col senno di poi è rappresentato dalla liquidità, si proprio quella del conto corrente. Un contesto di mercato che non si verificava dal 1931, ma prima di fare paragoni pericolosi ricordiamo che due dati storici non sono sufficienti a fare estrapolazioni statistiche.

Quali sono allora, parlando di solidità del processo, dal punto di vista fondamentale i parametri da utilizzare per valutare un’azienda, pubblica o privata? Le cose da tener ben presente quando si sta perdendo di vista l’obiettivo finale? Come si giudica un buon investimento?

1) Trattamento degli interessi di minoranza

Chi controlla la società? Sono persone meritevoli di fiducia? Sono persone che assicurano agli interessi di minoranza un trattamento corretto? È stimolante farsi questa domanda prima di iniziare una transazione societaria, pubblica o privata, e provare a capire l’interlocutore che si ha di fronte. In mancanza di esempi vicini si pensi a Marchionne o a Elon Musk e Mark Zuckenberg.

2) Le società riguardano persone e non beni patrimoniali

Una società, qualsiasi società, è fondamentalmente un gruppo di persone con uno scopo comune. Una volta stabilita questa realtà incontrovertibile si arriverà a capire che indipendentemente dal prodotto, dal mercato o dal prezzo il miglior strumento previsionale della performance societaria nel lungo periodo è rappresentato dalla qualità delle persone che la compongono e la guidano.

3) Solidità del bilancio e del conto economico

Il motivo principale per cui le società falliscono? Finanziamenti inadeguati. Un bilancio solido dice molto riguardo alla gestione. La cosa più importante che è possibile scoprire è la probabilità di fallimento. È altresì importante capire cosa viene fatto della liquidità in eccesso, che tipo di iniziative vengono finanziate? Il bilancio è un indicatore del “carattere” della società e delle persone che la guidano.

4) Capire cosa si sta acquistando

Non c’è bisogno di capire come funziona un chip per comprare un’azienda produttrice di chip ma è necessario capire a cosa serve il chip e le basi del processo di produzione (input e costi). Inoltre prodotti semplici che vengono rivestiti di complessità non necessaria sono spesso dei campanelli dall’allarme, si pensi alla crisi dei mutui americani del 2008. Attenzione quando qualcosa “non ha senso” o è “troppo bello per essere vero”.

5) Fare attenzione all’ambizione eccessiva

È spesso facile per le società di successo lasciarsi tentare dal sovrapotenziamento della propria capacità produttiva o dall’investimento in aree all’infuori del proprio ambito di competenza. Bisogna prestare grande attenzione a questo tipo di ambizione che spesso provoca una riduzione del focus nelle competenze principali e rischia di complicare il bilancio. General Electric suona un campanello?

6) Avvantaggiarsi del comportamento irrazionale dei concorrenti

Sia che si tratti del mercato finanziario, come abbiamo visto all’inizio, sia che si tratti di concorrenti nella produzione di beni o servizi gli altri operatori tendono ad essere irrazionali ed emotivi in alcune fasi cruciali del processo produttivo (o d’investimento). Il comportamento del management o del gestore finanziario in queste fasi determina gran parte dei risultati. Il mercato finanziario è l’unico tipo di business in cui al momento dei saldi tutti corrono fuori dal negozio.

7) Fare la propria ricerca

Nel caso di professioni di tipo medico o di tipo ingegneristico ci sono determinati standard stabiliti da seguire ma nel mondo degli investimenti seguire la massa può essere deleterio. In realtà, per produrre risultati superiori alla media bisogna discostarsi dalla maggioranza ed effettuare le proprie analisi. Si tratta di essere responsabili delle proprie decisioni e monitorarne i risultati.

8) Non dimenticare il vantaggio competitivo

Al momento dell’impiego o del reinvestimento del capitale è fondamentale avere un vantaggio competitivo sostenuto nel tempo. Alcuni settori sono più profittevoli di altri e il grado di profitto è spesso consequenziale alle barriere in entrata o in uscita nel settore. Si pensi al settore bancario, storicamente così protetto sia in entrata che in uscita, che per decenni ha prodotto rendimenti in eccesso rispetto al capitale investito. Fino al momento in cui le banche hanno iniziato ad occuparsi di altro oltre al prestito e al deposito.

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